SOCIALISTA E GIORNALISTA.
Mussolini nacque a Dovia di Predappio, in provincia di Forlì, nel1883.
Era figlio di un fabbro e di una maestra elementare; studiò dai salesiani e poi si diplomò a sua volta da maestro.
Dopo avere insegnato come supplente, perse il lavoro e si recò in Svizzera dove fece il manovale e il commesso.
Poco dopo rientrò in Italia, riprese il lavoro di insegnante, del quale però era scontento, e divenne un membro molto attivo del Partito socialista, finchè nel 1912 assunse la carica di direttore del giornale "Avanti", organo ufficiale del partito, al quale diede l'impronta della sua forte personalità, facendone uno strumento di lotta contro la monarchia e il militarismo e ottenendo una larga popolarità.
Nel 1915 sposò Rachele Guidi, "donna Rachele".
Molti anni più tardi si legò a una giovane donna, Claretta Petacci, che Rachele sopportò come un male necessario, e che fu alla fine fucilata insieme a lui.
Suonava mediocremente il violino e conosceva abbastanza bene il francese e il tedesco.
DA PACIFISTA A INTERVENTISTA.
Nel 1914, appena scoppiata la Prima Guerra Mondiale, prese prima posizione contro" il macello di popolo" in linea con il pacifismo socialista, poi invece si schierò nettamente a favore dell'intervento dell?italia in guerra, cosa che gli valse l'espulsione dal partito e che lo indusse a fondare un proprio giornale, "Il Popolo d'Italia", a partecipare alla guerra e poi a fondare i Fasci di combattimento.
ABILE ORATORE
Aveva carattere sanguigno, suo fascino personale, molta facilità di parola, una cultura disordinata che gli permetteva però di interessarsi ai suoi articoli e ai suoi discorsi con espressioni dotte, destinate a stupire l'uditorio.
Amava atteggiarsi a uomo virile e la sua posa preferita era di tipo marziale con le mani sui fianchi e il petto in fuori.
Anche dopo aver fondato il regime, si presentò come un personaggio multiforme, capace di incarnare tutte le aspirazioni dell'uomo comune: Mussolini "minatore", "sciatore", "nuotatore", "mietitore", "primo violinista d'Italia.
MUSSOLINI E HITLER
Mussolini accolse l'avvento del nazismo in Germania con ovvia soddisfazione, ma nutrì subito per Hitler un'avversione viscerale.
Quando lo incontrò per la prima volta, nel 1934, disse che aveva sentito nei suoi confronti una vera e propria "repulsione fisica".
Da quel momento in poi, fu ossessionato dai complessi d'inferiorità nei confronti del Fùher.
Nel 1938, in occasione della visita ufficiale di Hitler a Roma, fu roso dall'umiliazione perchè il cerimoniale prevedeva la presenza del re Vittorio Emanuele III in tutte le occasioni ufficiali, il che lo metteva continuamente in ombra rispetto al suo collega tedesco, che invece godeva di un potere assoluto.
Hitler, al contrario, aveva per Mussolini una simpatia e addirittura un affetto incomprensibili in un carattere come il suo.
Sapeva anche perfettamente come lusingarlo e trarlo dalla sua parte.
Nel 1937 lo invitò in Germania e si recò fino a Monaco per riceverlo.
Da lì due treni paralleli marcianti alla stessa velocità, portarono i dittatori fino a Berlino tra due ali ininterrotte di folla plaudente.
Qui 100 000 seguaci stipati nello stadio li accolsero con un boato.
E fu l'apoteosi.
Il duce, momentaneamente conquistato, pronunciò un celebre discorso in cui disse:"Quando il fascismo ha un amico, egli marcia con questo amico. Fino alla fine".
Così in effetti avvenne, per la tragedia dell'Italia.
giovedì 19 febbraio 2015
mercoledì 17 dicembre 2014
LE IDEE E LE VISIONI DEL MONDO.
SIGNIFICATO E IMPIEGO DEL TERMINE "BAROCCO"
In Spagna e in Italia, dove la Controriforma controlla appieno la vita civile, l'esigenza di affrancarsi da convenzioni e precetti secolari emerge dalla trasformazione profonda che subiscono la sensibilità e il gusto in campo artistico e letterario, trasformazione destinata a caratterizzare il secolo con uno stile che verrà definito, a partire dal Settecento, con il nome di "Barocco".
E' arduo indicare il singolo evento o fattore all'origine di un fenomeno che investe tutte le manifestazioni creative, modifica il rapporto con la tradizione, indirizza le singole attività ai nuovi scopi e crea differenti rapporti al loro interno.
Può essere utile invece rifarsi all'etimologia del termine che, secondo alcuni studiosi, deriverebbe dal portoghese barroco, una perla irregolare, non sferica.
Secondo altri l'origine della parola va ricercata nel vocabolo "baroco",usato dagli Scolastici per indicare un tipo di procedimento logico (di"sillogismo") apparentemente corretto, ma che in realtà nasconde una sottile debolezza interna.
Il termine "barocco" iniziò a essere riferito all'arte del Seicento soltanto un secolo più, con evidente intento polemico, per portare in evidenza il suo amore perla bizzarria e l'rregolarità: segnali, secondo i suoi critici, d'intrinseca superficialità.
Oggi, superato in parte questo atteggiamento di condanna, l'origine del termine appare rivelatrice: all'opposto dell'età rinascimentale, l'età barocca scopre nel disegno della natura l'anomalia, l'eccezione e su di essa concentra la propria attenzione.
In Spagna e in Italia, dove la Controriforma controlla appieno la vita civile, l'esigenza di affrancarsi da convenzioni e precetti secolari emerge dalla trasformazione profonda che subiscono la sensibilità e il gusto in campo artistico e letterario, trasformazione destinata a caratterizzare il secolo con uno stile che verrà definito, a partire dal Settecento, con il nome di "Barocco".
E' arduo indicare il singolo evento o fattore all'origine di un fenomeno che investe tutte le manifestazioni creative, modifica il rapporto con la tradizione, indirizza le singole attività ai nuovi scopi e crea differenti rapporti al loro interno.
Può essere utile invece rifarsi all'etimologia del termine che, secondo alcuni studiosi, deriverebbe dal portoghese barroco, una perla irregolare, non sferica.
Secondo altri l'origine della parola va ricercata nel vocabolo "baroco",usato dagli Scolastici per indicare un tipo di procedimento logico (di"sillogismo") apparentemente corretto, ma che in realtà nasconde una sottile debolezza interna.
Il termine "barocco" iniziò a essere riferito all'arte del Seicento soltanto un secolo più, con evidente intento polemico, per portare in evidenza il suo amore perla bizzarria e l'rregolarità: segnali, secondo i suoi critici, d'intrinseca superficialità.
Oggi, superato in parte questo atteggiamento di condanna, l'origine del termine appare rivelatrice: all'opposto dell'età rinascimentale, l'età barocca scopre nel disegno della natura l'anomalia, l'eccezione e su di essa concentra la propria attenzione.
martedì 16 dicembre 2014
HITLER .
HITLER CANCELLIERE DEL REICH
Nel 1932 le file del Partito nazista si erano ulteriormente ingrossate.
Le SA marciavano impunemente per le strade e molti applaudivano, incantati dalla loro giovane età, dalle loro divise pulite e stirate e dal loro portamento marziale.
Di giorno i loro militanti aiutavano le donne anziane ad attraversare la strada, organizzavano collette e commuovevano i buoni borghesi cantando nei caffè le vecchie canzoni patriottiche.
La sera organizzavano spedizioni punitive e andavano a bastonare comunisti ed Ebrei cantando "Il sangue ebraico zampilla sul coltello".
Tra il 1932 e il 1933 i socialdemocratici persero la maggioranza in Parlamento e i Tedeschi dovettero tornare tre volte alle urne.
Ciò screditò ulteriormente la socialdemocrazia e l'intero sistema parlamentare.
Anche per questo alle ultime elezioni il Partito nazista si affermò come il primo partito tedesco con il 43,9% dei voti e i gruppi conservatori si convinsero che senza i nazisti era impossibile governare.
Di conseguenza, nel 1933 il presidente della Repubblica Hindenburg nominò Hitler cancelliere, cioè presidente del Consiglio, proprio come aveva fatto Vittorio Emanuele III con Mussolini.
Anche il nazismo, dunque, come il fascismo, non andò al potere attraverso una rivoluzione, ma con mezzi legali: le elezioni.
L'illegalità c'era stata a monte, nelle spedizioni delle Camicie nere e delle SA.
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Nel 1932 le file del Partito nazista si erano ulteriormente ingrossate.
Le SA marciavano impunemente per le strade e molti applaudivano, incantati dalla loro giovane età, dalle loro divise pulite e stirate e dal loro portamento marziale.
Di giorno i loro militanti aiutavano le donne anziane ad attraversare la strada, organizzavano collette e commuovevano i buoni borghesi cantando nei caffè le vecchie canzoni patriottiche.
La sera organizzavano spedizioni punitive e andavano a bastonare comunisti ed Ebrei cantando "Il sangue ebraico zampilla sul coltello".
Tra il 1932 e il 1933 i socialdemocratici persero la maggioranza in Parlamento e i Tedeschi dovettero tornare tre volte alle urne.
Ciò screditò ulteriormente la socialdemocrazia e l'intero sistema parlamentare.
Anche per questo alle ultime elezioni il Partito nazista si affermò come il primo partito tedesco con il 43,9% dei voti e i gruppi conservatori si convinsero che senza i nazisti era impossibile governare.
Di conseguenza, nel 1933 il presidente della Repubblica Hindenburg nominò Hitler cancelliere, cioè presidente del Consiglio, proprio come aveva fatto Vittorio Emanuele III con Mussolini.
Anche il nazismo, dunque, come il fascismo, non andò al potere attraverso una rivoluzione, ma con mezzi legali: le elezioni.
L'illegalità c'era stata a monte, nelle spedizioni delle Camicie nere e delle SA.
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LA RIVOLUZIONE SOVIETICA E LO STALINISMO.
IL PRESTIGIO INTERNAZIONALE DELL'IMPERO RUSSO.
La Rivoluzione sovietica, che nel 1917 aveva determinato il ritiro della Russia dalla guerra, era stata l'ultimo atto di una storia che veniva da molto lontano.
L'Impero russo era un paese immenso che, dal Cinquecento in poi, comprendeva anche le sterminate pianure della Siberia.
Si estendeva per 1/6 della superficie mondiale e raccoglieva nei suoi confini circa 100 tra popolazioni ed etnìe diverse.
Nel Settecento lo zar Pietro il Grande lo aveva dotato una grande città portuale e industriale, San Pietroburgo, ribattezzata durante la Prima guerra mondiale, in odio ai Tedeschi, Pietrogrado ("città" si dice burg in tedesco e grad in russo) e aveva sottratto la Russia al suo secolare isolamento.
I suoi successori avevano partecipato alle guerre contro Napoleone e la loro resistenza all'invasione era stata decisiva nel respingere i Francesi.
Ciò aveva conferito alla Russia,almeno fino allo scoppio della guerra, un posto di grande prestigio tra le potenze occidentali.
La Rivoluzione sovietica, che nel 1917 aveva determinato il ritiro della Russia dalla guerra, era stata l'ultimo atto di una storia che veniva da molto lontano.
L'Impero russo era un paese immenso che, dal Cinquecento in poi, comprendeva anche le sterminate pianure della Siberia.
Si estendeva per 1/6 della superficie mondiale e raccoglieva nei suoi confini circa 100 tra popolazioni ed etnìe diverse.
Nel Settecento lo zar Pietro il Grande lo aveva dotato una grande città portuale e industriale, San Pietroburgo, ribattezzata durante la Prima guerra mondiale, in odio ai Tedeschi, Pietrogrado ("città" si dice burg in tedesco e grad in russo) e aveva sottratto la Russia al suo secolare isolamento.
I suoi successori avevano partecipato alle guerre contro Napoleone e la loro resistenza all'invasione era stata decisiva nel respingere i Francesi.
Ciò aveva conferito alla Russia,almeno fino allo scoppio della guerra, un posto di grande prestigio tra le potenze occidentali.
lunedì 15 dicembre 2014
PSICOLOGIA.
DIVENTARE ADULTI, OVVERO CERCARE LA PROPRIA IDENTITA'.
L'adolescente deve "imparare a diventare grande" agendo su più fronti:
Governando la tempesta emotiva collegata al risveglio della sessualità (identità sessuale);
Approfondendo la conoscenza di se stesso (identità personale);
Ridefinendo la propria posizione in seno alla famiglia (identità familiare);
Individuando i propri obiettivi in vista della scelta di un corso di studi (identità professionale);
Maturando una coscienza politica e sociale (identità ideologica).
In poche parole, l'adolescente è chiamato a cercare (e trovare) una propria identità, intesa in tutte le sue diverse sfaccettature.
Si tratta, certo, di un compito impegnativo, ma non necessariamente drammatico e lacerante: oggi la stessa espressione "crisi adolescenziale" è perlopiù intesa come passaggio esistenziale delicato, ma al tempo stesso destinato, nella maggior parte dei casi, a un esito positivo in termini di maturazione e di raggiungimento di un equilibrio più consapavole.
L'adolescente deve "imparare a diventare grande" agendo su più fronti:
Governando la tempesta emotiva collegata al risveglio della sessualità (identità sessuale);
Approfondendo la conoscenza di se stesso (identità personale);
Ridefinendo la propria posizione in seno alla famiglia (identità familiare);
Individuando i propri obiettivi in vista della scelta di un corso di studi (identità professionale);
Maturando una coscienza politica e sociale (identità ideologica).
In poche parole, l'adolescente è chiamato a cercare (e trovare) una propria identità, intesa in tutte le sue diverse sfaccettature.
Si tratta, certo, di un compito impegnativo, ma non necessariamente drammatico e lacerante: oggi la stessa espressione "crisi adolescenziale" è perlopiù intesa come passaggio esistenziale delicato, ma al tempo stesso destinato, nella maggior parte dei casi, a un esito positivo in termini di maturazione e di raggiungimento di un equilibrio più consapavole.
PSICOLOGIA
LA PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E LE PRIME FASI DELLA VITA.
Lo sviluppo di un essere umano è il risultato dell'azione combinata di molti fattori genetici ereditari e fattori ambientali: il patrimonio genetico contiene la predisposizione personale di un individuo ad avere un certo carattere, una certa intelligenza o certi talenti e qualità, ma perchè queste caratteristiche si sviluppino è necessario il contributo dell'ambiente, cioè gli stimoli innanzitutto della famiglia e della società.
Fattori ereditari e fattori ambientali si intrecciano strettamente nella costruzione di ogni nuovo essere, tanto che è quasi impossibile dire quanto ciascuno di noi dipenda dagli uni e quanto dagli altri.
Lo sviluppo di un essere umano è il risultato dell'azione combinata di molti fattori genetici ereditari e fattori ambientali: il patrimonio genetico contiene la predisposizione personale di un individuo ad avere un certo carattere, una certa intelligenza o certi talenti e qualità, ma perchè queste caratteristiche si sviluppino è necessario il contributo dell'ambiente, cioè gli stimoli innanzitutto della famiglia e della società.
Fattori ereditari e fattori ambientali si intrecciano strettamente nella costruzione di ogni nuovo essere, tanto che è quasi impossibile dire quanto ciascuno di noi dipenda dagli uni e quanto dagli altri.
domenica 14 dicembre 2014
L' ESPANSIONE SOCIALE
Nuove cause di conflitto sociale.
La formazione della pòlis, in quanto comunità di persone uguali e libere, fu di per se stessa causa di forti tensioni.
Infatti, un'istituzione in cui ogni cittadino aveva pari diritti amplificava ogni forma di conflitto sociale: un contadino egizio o mesopotamico poteva essere cento volte più povero e oppresso di uno greco, tuttavia, egli era in primo luogo un suddito, costretto all'obbedienza ( a cui era motivato dal concetto stesso di sovranità) e privato di qualsiasi possibilità di far pesare la sua protesta, schiacciato com'era sotto il peso della società organizzata in un rigido sistema gerarchico tipico delle civiltà del Vicino Oriente.
La pòlis offriva invece una sorta di laboratorio in cui trovava posto la lotta politica.
Fra il IX e l'VIII secolo a.C. circa, il mondo greco si venne a trovare in una fase di rapida e tumultuosa espansione; le varie pòleis divennero luogo di scontri tra gruppi aristocratici rivali che si contendevano il potere (le eterìe), mentre si acuivano i contrasti tra le classi sociali:questi contrasti erano stati innescati sopratutto dalle disuguaglianze causate dallo sviluppo della proprietà privata, che aveva quasi ovunque sostituito il possesso collettivo dei terreni.
Accadeva spesso, per esempio, che un agricoltore libero, in seguito a un'annata infelice, fosse costretto a indebitarsi, dando come garanzia del suo debito la terra; se poi non era in grado di saldare il debito doveva cedere la sua proprietà, continuando a lavorare come schiavo al servizio dei creditori; in questo modo si formò un'aristocrazia di latifondisti in perenne conflitto con i contadini poveri.
Anche quando, come ad Atene con Solone, la popolazione riusciva a ottenere la cancellazione dei debiti e perfino la ridistribuzione delle terre, la maggior parte di essa era condannata a un evitabile sottosviluppo economico, a causa della povertà del suolo e della sovrappopolazione.
La formazione della pòlis, in quanto comunità di persone uguali e libere, fu di per se stessa causa di forti tensioni.
Infatti, un'istituzione in cui ogni cittadino aveva pari diritti amplificava ogni forma di conflitto sociale: un contadino egizio o mesopotamico poteva essere cento volte più povero e oppresso di uno greco, tuttavia, egli era in primo luogo un suddito, costretto all'obbedienza ( a cui era motivato dal concetto stesso di sovranità) e privato di qualsiasi possibilità di far pesare la sua protesta, schiacciato com'era sotto il peso della società organizzata in un rigido sistema gerarchico tipico delle civiltà del Vicino Oriente.
La pòlis offriva invece una sorta di laboratorio in cui trovava posto la lotta politica.
Fra il IX e l'VIII secolo a.C. circa, il mondo greco si venne a trovare in una fase di rapida e tumultuosa espansione; le varie pòleis divennero luogo di scontri tra gruppi aristocratici rivali che si contendevano il potere (le eterìe), mentre si acuivano i contrasti tra le classi sociali:questi contrasti erano stati innescati sopratutto dalle disuguaglianze causate dallo sviluppo della proprietà privata, che aveva quasi ovunque sostituito il possesso collettivo dei terreni.
Accadeva spesso, per esempio, che un agricoltore libero, in seguito a un'annata infelice, fosse costretto a indebitarsi, dando come garanzia del suo debito la terra; se poi non era in grado di saldare il debito doveva cedere la sua proprietà, continuando a lavorare come schiavo al servizio dei creditori; in questo modo si formò un'aristocrazia di latifondisti in perenne conflitto con i contadini poveri.
Anche quando, come ad Atene con Solone, la popolazione riusciva a ottenere la cancellazione dei debiti e perfino la ridistribuzione delle terre, la maggior parte di essa era condannata a un evitabile sottosviluppo economico, a causa della povertà del suolo e della sovrappopolazione.
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